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MuseumsEtc: books

www.museumsetc.com

Ho scoperto questo sito web che presenta volumi molto interessanti, tutti focalizzati sui vari aspetti della vita lavorativa dei professionisti museali.

Ecco come si presenta:

We’re dedicated to helping professionals share, and learn from, best practice in the management and development of museums and galleries worldwide.

We publish a collection of books, and we organise a related series of live events, for museum and gallery professionals. But they’re books and events with a difference…

Focusing on sharing successful experience internationally, they aim to be practical, authoritative, stimulating and timely. And they’re driven by you, the museum community! We invite you to propose the issues we should cover. And to share your successful experience by contributing articles, essays or presentations.

L’importanza del lavoro di MuseumsEct è confermata dalle istituzioni con cui collaborano: provate a dare uno sguardo ai loro clienti!

Le due colonne centrali del sito sono quelle relative ai libri: tra quelli già acquistabili e quelli di imminente pubblicazione ci sono cose molto interessanti.

Vi segnalo questi:

Museums and social change

Twitter for museums

Successful marketing in museums

Buona lettura!

Archeoweb e istant London

Gli inserti di Repubblica regalano sempre qualche spunto interessante: oggi vi segnalo due articoli apparsi su “Donna di Repubblica” e su “Affari e Finanza”, inserto del lunedì. Entrambi, temporaneamente, li trovate online io comunque ho fatto gli screenshot per facilitarvi la vita.

Il primo si intitola “La vita organizzata in preferiti” ed è un piccolo approfondimento all’interno  di un articolo più grande intitolato Londra è Istant, pubblicato alle pagine 124-125. (vi consiglio di scaricare il pdf piuttosto che leggerlo in “streaming”).  All’interno del pezzo si citano le esperienze “new media” di Tate e National Gallery.

Londra è istant, pp. 124-125

Il secondo articolo si intitola “Archeoweb, ricostruzioni virtuali quasi perfette con i nuovi software”.

Questo merita una lettura approfondita perché porta in primo piano la questione dell’utilizzo delle nuovissime tecnologie per riproporre ambientazioni storiche virtuali: solita domanda, in quali casi è reale contributo informativo e in quali semplice lezione di stile?

demuseum_server

Museumserver

Continua l’appuntamento con l’evoluzione in Rete delle istituzioni culturali. Per leggere le altre puntate visitate la categoria “Storia Evolutiva”.

Il 31 gennaio 1994 annuncia l’entrata in Internet anche il Dallas Museum of Art, presentando una serie di servizi ai visitatori online:

Visitors to our ‘online Museum’ have access to general DMA information, such as exhibition and event schedules, gallery guides, and educational documents relating to the Museum and its Permanent Collection. You can also pick up a copy of a new DMA electronic newsletter, ‘CI,’ which details the activities and services of the Museum’s new Collections Information Center. A selection of digital images from the Museum’s Permanent Collection is also available in GIF format. Each image file includes not only a picture of an artwork, but also a full text identification label and in many cases extended remarks about the piece written by our Curatorial staff. Visitors are welcome to download these images for their personal, educational use (Kevin J. Comerford, 1994)

Nel febbraio dello stesso anno il National Museum of American Art amplia i proprio contenuti in Rete consentendo di leggere libri o scaricarseli gratuitamente per la stampa. Una curiosità deriva dal tempo di download che occorreva per scaricarsi immagini digitali:

Note that currently the images must be downloaded from the system to one’s computer, a process that takes from eight to twenty minutes per image (Joan Stahl, 1994)

1995-1996 Si aggiungono, tra i tanti, tre musei di Chicago (The Field Museum, Chicago Academy of Sciences, Oriental Institute Museum), in Francia il Pompidou Center, Museums and Galleries of Southern Utah University, San Diego Model Railroad Museum, National Museums of Scotland, New Mexico Museum of Natural History and Science.

Il 31 dicembre 1995 nasce De Museumserver, una piattaforma in Internet per i musei olandesi e, restando sempre in Europa, investe nello sviluppo della Rete anche l’Hunterian Museum (University of Glasgow) con un progetto diviso in tre fasi, in collaborazione con gli studenti.

What started out as an idea discussed over a beer (or two) between myself and my colleague Chris Johnson from Computing Science, has developed into what we consider to be a worthy framework from which to expand into new areas of heritage presentation over the network. The first phase involved a group of third year honours students examining ways of solving navigation and design problems related to the presentation of museum artefacts on the web. Stage two had one of our IT Masters candidates looking at the problem of download time for video over the web. Both these phases are now complete. The students concerned all received high ratings for their reports.(Jim Devine, 1995)

In questi anni si diffondono anche le prime survey (soprattutto all’interno dei musei scientifici) ed i primi corsi e seminari riguardanti l’utilizzo del web da parte dei musei. Inoltre, in molti post, c’è la volontà di sapere quali sono gli indirizzi di alcuni musei e da qui la necessità di tenere sempre aggiornate diverse liste con gli indirizzi web di musei o di risorse utili:

Here is the list of Web sites which can be helpful for anyone interested […] The Consortium for the Computer Interchange of Museum Information (CIMI) […], Museum Online Resource Review […],The WWW Virtual Library […],WWW Virtual Library museums pages. (Tatyana Dumova, 1996)

Does anybody know where to find the web site addresses of the world’s famous museums like, Louvre, musee d’Orsay, Victoria and Albert Museums and Uffizi Gallery and other museums in Europe? Need urgent help. Please e-mail me if you know. Tks (anonimo, 1996)

There are roughly 300 *science* *museums* on the www now. According to my observations, the number of science museums on the www has doubled about every two months. (Arthur Anderson, 1996)

Alla prossima…

Appuntamenti per il 2010

museum-id_magazine

Vi segnalo 4 “study day” per il 2010 che sembrano molto interessanti, tutti realizzati in collaborazione da Museum-ID:

Per quanto riguarda “Digital Discovery”, relativo al futuro delle audioguide, questa è la presentazione:

Join a small group of museum professionals to discover how to deliver inspirational and integrated interpretation through a range of handheld devices. We’ll be examining leading-edge multimedia devices and interpretation delivered both as an in-gallery experience on iPod Touches and as a downloadable App from the iTunes App Store.

Qua trovate gli incontri avvenuti nel corso del 2009.

Inoltre, è appena stato pubblicato il 3° numero della spettacolare rivista Museum-ID.

museum-id_ning

E’ il titolo di un bel post all’interno della community di MUSEUM-id su Ning: in realtà sono diverse le domande rivolte a molti professionisti del settore tra cui Susan Chun, Peter Samis di SFMOMA e Seb Chan del Powerhouse Museum di Sydney.

Vi consiglio di guardare tutti i video caricati: qui ne riporto due.

* How does using social media benefit museums?

How do you create the cultural shift that’s necessary for social media?

La community in questione è ricca di contenuti e si presenta così: IDEAS exchange and SOCIAL network for MUSEUM professionals.

Tra le tante risorse c”è pure un gruppo su “Social media e musei”.

Buona esplorazione

museumoflondon

Il già citato Bilkis Mosoddik continua a presentare il suo lavoro di ricerca: l’ultimo post si intitola “Museum of London and social software: research methodology for analysing effectiveness of Museum blog”.

Questa la presentazione del suo ultimo pezzo, relativo alle metodologie di ricerca:

There are a number of ways in which I gathered information and analysed the data to evaluate the effectiveness of social software in increasing visits to Museum of London and the Museum’s main website. I used a combination of quantitative and qualitative data, including drawing upon my own experience as Web Content Manager working on these websites.

In today’s post, I will explain some of the methodology I used to answer the set of questions I identified at the start of my research to help me measure the effectiveness of the Museum of London blog (this site referred to as MyMOL) on the Museum of London website. These questions can be seen in my first blog post on this subject.

Potete leggere qui tutti i suoi interventi.

ashmolean_museum_uk

Vi segnalo l’articolo del Guardian  “Museums: Past, present and future” che esplora la situazione dei musei in UK.

These are good times for museums of all sorts: recession, or public enthusiasm for history and culture, has pushed up visitor numbers; many are free to visit (as museums are not in many other parts of the world); some have been rebuilt.

Tenete sempre d’occhio la sezione Art del Guardian Online: un website davvero ben fatto.

Buona lettura

Secondo step del mio tentativo di dare una timeline all’evoluzione sul web delle istituzioni culturali.

Aprile 1991 John Chadwick inizia a lavorare alla lista di discussione Museum-L (tutt’ora teatro di innumerevoli scambi informativi tra professionisti museali) presso la University of New Mexico.

1993-1994 Sono gli anni in cui concretamente molti musei collocano in Internet le proprie collezioni o informazioni e questo avviene, soprattutto in USA, attraverso strette collaborazioni con le università. In un post del maggio 1994, Robert Guralnick (Museum of Paleontology, University of California) descrive in modo chiaro il funzionamento dei primi server e il concetto di ipertesto:

08-11-2009 15.04

Tra le prime realtà culturali a sperimentare la Rete si contano: Smithsonian’s National Museum of Natural History, Museum of Paleontology at Berkeley (University of California), Field Museum of Natural History (Chicago), Exploratorium (San Francisco), Art Museum (Trobe University di Melbourne ), Louvre (Francia), Astronomical Museum (Bologna), Library of Congress Vatican Exhibit, The Natural History Museum (London).

Ecco i primi website museali del Regno Unito (fonte Archimuse).

 

museum_uk

Timeline website museali in UK

 

 

Alla prossima…

Evoluzione web dei musei

icomos

La timeline ha come punto obbligatorio di partenza la diffusione di massa del World Wide Web: creato nel 1991, si è diffuso su larga scala a partire dal 1994. In realtà, già nel mese di maggio 1993, registra il proprio dominio l’ICOMOS diventando la prima istituzione “conservativa” nel Web (ma lo “sbarco” nel web diventa operativo nel 1994).

Sempre nel 1993, un’istituzione pubblica, l’ Art and History Program (AHIP) del Getty Trust di Los Angeles immette in Rete il proprio sito web come sorta di esperimento per meglio capire le potenzialità della Rete.

L’intento dichiarato era quello di stimolare la costruzione di una comunità di conservatori, così come di ricercatori, di esperti e di studenti attraverso la creazione di un sito che fosse graficamente interessante, che contenesse contenuti validi e utilizzabili, che cambiasse continuamente per adeguarsi alle esigenze degli utenti. Grazie a una chiara organizzazione delle informazioni il sito Web del Getty poteva offrire accesso a una notevole varietà di basi di dati tutte fruibili liberamente (senza oneri) dall’utente esterno.(Buzzanca)

Si intuisce già, e lo si vedrà anche in seguito come le prime esperienze nel Web miravano a rendere accessibile l’uso di basi di dati soprattutto ai fini di studio e ricerca.

In un post del 1996 Geoffrey Lewis, moderatore della lista e presidente dell’ICOM, fece il punto delle esperienze di musei e istituzioni nel web a partire dai primi anni 90:

The beginning of the 1990s saw many museums in a number of different countries with computerised collection information, some of which were already making that information available online for public use in their galleries.

Per saperne di più, leggete “Frammenti di storia dell’evoluzione del Web culturale” a cura di Giancarlo Buzzanca.

Alla prossima puntata …

MuseumMedia

L’utilizzo di Twitter da parte delle realtà museali è sempre più oggetto di approfondimenti: ne ho già parlato qui e qui.

Oggi vi segnalo un’interessante discussione sulla pagina facebook di Museum Media (che tra l’altro è un blog fantastico e pieno di contenuti): What’s the benefit of Twitter for museums?

Tra le risposte c’è anche quella del Centre de Cultura Contemporània de Barcelona:

  • To be in touch with our followers
  • To meet and follow other museums and culture organizations
  • To find and recommend interesting info and links
  • To keep our followers up-to-date: news, videos, photos and other info published in the social media and in our website.
  • To broadcast debates and conferences (we have a special Twitter for the cycle I+C+i -Research, development and innovation in culture @ICi_CCCB)
  • To answer our follower’s questions
  • To have fun!

Proprio all’interno del blog di Museum Media c’è un post intitolato “Help making this book: Twitter for Museums”.

L’idea di creare un paper su questo argomento è notevole: vedremo quali contenuti e case studies ci saranno.

Se volete, contribuite con esperienze ed idee.

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