Feeds:
Articoli
Commenti

museum-id_ning

E’ il titolo di un bel post all’interno della community di MUSEUM-id su Ning: in realtà sono diverse le domande rivolte a molti professionisti del settore tra cui Susan Chun, Peter Samis di SFMOMA e Seb Chan del Powerhouse Museum di Sydney.

Vi consiglio di guardare tutti i video caricati: qui ne riporto due.

* How does using social media benefit museums?

How do you create the cultural shift that’s necessary for social media?

La community in questione è ricca di contenuti e si presenta così: IDEAS exchange and SOCIAL network for MUSEUM professionals.

Tra le tante risorse c”è pure un gruppo su “Social media e musei”.

Buona esplorazione

museumoflondon

Il già citato Bilkis Mosoddik continua a presentare il suo lavoro di ricerca: l’ultimo post si intitola “Museum of London and social software: research methodology for analysing effectiveness of Museum blog”.

Questa la presentazione del suo ultimo pezzo, relativo alle metodologie di ricerca:

There are a number of ways in which I gathered information and analysed the data to evaluate the effectiveness of social software in increasing visits to Museum of London and the Museum’s main website. I used a combination of quantitative and qualitative data, including drawing upon my own experience as Web Content Manager working on these websites.

In today’s post, I will explain some of the methodology I used to answer the set of questions I identified at the start of my research to help me measure the effectiveness of the Museum of London blog (this site referred to as MyMOL) on the Museum of London website. These questions can be seen in my first blog post on this subject.

Potete leggere qui tutti i suoi interventi.

ashmolean_museum_uk

Vi segnalo l’articolo del Guardian  “Museums: Past, present and future” che esplora la situazione dei musei in UK.

These are good times for museums of all sorts: recession, or public enthusiasm for history and culture, has pushed up visitor numbers; many are free to visit (as museums are not in many other parts of the world); some have been rebuilt.

Tenete sempre d’occhio la sezione Art del Guardian Online: un website davvero ben fatto.

Buona lettura

Secondo step del mio tentativo di dare una timeline all’evoluzione sul web delle istituzioni culturali.

Aprile 1991 John Chadwick inizia a lavorare alla lista di discussione Museum-L (tutt’ora teatro di innumerevoli scambi informativi tra professionisti museali) presso la University of New Mexico.

1993-1994 Sono gli anni in cui concretamente molti musei collocano in Internet le proprie collezioni o informazioni e questo avviene, soprattutto in USA, attraverso strette collaborazioni con le università. In un post del maggio 1994, Robert Guralnick (Museum of Paleontology, University of California) descrive in modo chiaro il funzionamento dei primi server e il concetto di ipertesto:

08-11-2009 15.04

Tra le prime realtà culturali a sperimentare la Rete si contano: Smithsonian’s National Museum of Natural History, Museum of Paleontology at Berkeley (University of California), Field Museum of Natural History (Chicago), Exploratorium (San Francisco), Art Museum (Trobe University di Melbourne ), Louvre (Francia), Astronomical Museum (Bologna), Library of Congress Vatican Exhibit, The Natural History Museum (London).

Ecco i primi website museali del Regno Unito (fonte Archimuse).

 

museum_uk

Timeline website museali in UK

 

 

Alla prossima…

Evoluzione web dei musei

icomos

La timeline ha come punto obbligatorio di partenza la diffusione di massa del World Wide Web: creato nel 1991, si è diffuso su larga scala a partire dal 1994. In realtà, già nel mese di maggio 1993, registra il proprio dominio l’ICOMOS diventando la prima istituzione “conservativa” nel Web (ma lo “sbarco” nel web diventa operativo nel 1994).

Sempre nel 1993, un’istituzione pubblica, l’ Art and History Program (AHIP) del Getty Trust di Los Angeles immette in Rete il proprio sito web come sorta di esperimento per meglio capire le potenzialità della Rete.

L’intento dichiarato era quello di stimolare la costruzione di una comunità di conservatori, così come di ricercatori, di esperti e di studenti attraverso la creazione di un sito che fosse graficamente interessante, che contenesse contenuti validi e utilizzabili, che cambiasse continuamente per adeguarsi alle esigenze degli utenti. Grazie a una chiara organizzazione delle informazioni il sito Web del Getty poteva offrire accesso a una notevole varietà di basi di dati tutte fruibili liberamente (senza oneri) dall’utente esterno.(Buzzanca)

Si intuisce già, e lo si vedrà anche in seguito come le prime esperienze nel Web miravano a rendere accessibile l’uso di basi di dati soprattutto ai fini di studio e ricerca.

In un post del 1996 Geoffrey Lewis, moderatore della lista e presidente dell’ICOM, fece il punto delle esperienze di musei e istituzioni nel web a partire dai primi anni 90:

The beginning of the 1990s saw many museums in a number of different countries with computerised collection information, some of which were already making that information available online for public use in their galleries.

Per saperne di più, leggete “Frammenti di storia dell’evoluzione del Web culturale” a cura di Giancarlo Buzzanca.

Alla prossima puntata …

MuseumMedia

L’utilizzo di Twitter da parte delle realtà museali è sempre più oggetto di approfondimenti: ne ho già parlato qui e qui.

Oggi vi segnalo un’interessante discussione sulla pagina facebook di Museum Media (che tra l’altro è un blog fantastico e pieno di contenuti): What’s the benefit of Twitter for museums?

Tra le risposte c’è anche quella del Centre de Cultura Contemporània de Barcelona:

  • To be in touch with our followers
  • To meet and follow other museums and culture organizations
  • To find and recommend interesting info and links
  • To keep our followers up-to-date: news, videos, photos and other info published in the social media and in our website.
  • To broadcast debates and conferences (we have a special Twitter for the cycle I+C+i -Research, development and innovation in culture @ICi_CCCB)
  • To answer our follower’s questions
  • To have fun!

Proprio all’interno del blog di Museum Media c’è un post intitolato “Help making this book: Twitter for Museums”.

L’idea di creare un paper su questo argomento è notevole: vedremo quali contenuti e case studies ci saranno.

Se volete, contribuite con esperienze ed idee.

MuseumNext: reviews

museumnext_home

Il 22 e 23 ottobre scorsi si è tenuto a Newcastle l’incontro Museum Next (già presentato qui): una due giorni dove professionisti museali provenienti da tutto il mondo  hanno discusso nuove strategie per intensificare il rapporto con il pubblico, presentato nuovi strumenti e case history di successo, dibattuto sulle reali possibilità offerte da nuovi media.

Le 4 “sezioni” in cui era suddivisa la conferenza erano:

  • Interactive activities
  • Wild Idea session
  • Unconference sessions
  • Facilitator bits

Ora, sui vari blog di riferimento, iniziano ad essere postate le varie recensioni: per avere un’idea generale di quello che è accaduto a Museum Next potete leggere l’esperienza di Alice Lebredonchel (Innovart), “French consultant in cultural communication”.

Ecco qua la sua introduzione:

Back from Newcastle, here is my report on Museum Next, a conference for worldwide museum professionals based on a great interaction between its participants through workshops, “unconference” sessions  and other debates, that is to say two intense days of sharing, exchanging and brainstorming among the participants.

Approximately 70 professionals of the museum world were there among whom artists, curators, institutions directors, members of  education departments or consultants, an eclectic mix to think together about tools and strategies for involving audiences in museums in order to make them more lively and interactive.

Leggete la review completa, qui.

Anche Nina Simon, co-organizzatrice insieme a Jim Richarsdon dell’evento, ha detto la sua sugli aspetti positivi e negativi dell’evento, soffermandosi sulla splendida esperienza delle”Wild Ideas session” ma anche della complessa attività di brainstorming con i partecipanti.

Cosa sono le “Wild ideas sessions”? Nient’altro che il “progetto dei sogni” di 6 istituzioni culturali: ecco qua la definizione di Nina.

“Wild idea” sessions, featuring six dream projects, some already in motion, others firmly ensconsed in their creators’ heads. Folks from the Utah Museum of Natural HistoryWorcester City MuseumManchester Art GalleryCentre for LifeNetherlands Architecture Institute, and the Knowledge Media Research Center (Germany) brought projects they wanted to make happen, and each worked with a group of about 10 other participants for about four hours over the course of the two days to work out plans and ideas to move the projects along.

The projects ranged from activating a dead collection to developing a mystery game around a strange artifact to developing a hackerspace to planning for massive changes to institutions new and old. Click any link above to see the video from the initial pitch and final report from each group.

Potete inoltre vedere tutti i video delle sessions sul sito dell’evento, museumnext.org.

Di seguito l’intervento tenuto da Nina Simon, nello spazio “unconference”.

Per le altre 5 parti dell’intervento, visitate il canale Youtube MuseumNext09

Museo Nazionale del Cinema

Sembra ben fatto e ricco di contenuti: ad ogni modo per una completa recensione vi segnalo l’articolo di Lorenzo Brioti presente all’interno dell’ultimo numero di Affari e Finanza con Repubblica.

Come sempre, oltre al link vi ho fatto uno screenshot dell’articolo, per ovviare al fatto che dopo un po’ gli articoli di A&F spariscono dalla Rete.

Buona lettura e buona navigazione.

museodelcinema

britishmuseum

Come vediamo spesso dalle attività di Jim Richardson, o dal bellissimo portale MUSEUMid, in Inghilterra c’è un vivace confronto sull’utilizzo dei nuovi media in ambito museale.

In questo senso è interessante leggere il post di Bilkis Mosoddik “Museums and social software: some interesting findings from research”.

Bilkis ha contatto via mail  i 10 musei top di Londra (estrapolati da UKguide.org) sottoponendo ad essi alcune domande relativamente all’attività online.

Queste le sue conclusioni:

  • Blog: 4 hanno già un blog o stanno per pubblicarlo online; i restanti 6 stanno valutano la possibilità di crearne uno per l’immediato futuro.
  • Social media: 9 su 10 hanno un profilo in Facebook
  • Facebook è il “social tool” più utilizzato per promuovere il brand del museo e gli eventi organizzati.

Bilkis cita anche un’altra ricerca presentata lo scorso giugno, dove venivano interpellati ben 270 manager culturali:

I also came across the results of a questionnaire of 270 managers in cultural institutions from across the world carried out by Communicating the Museum at a conference in June 2009. It showed that 61% of these managers had a high knowledge of social networking despite 32% having no affiliation with any social networks themselves.

It was also discovered that more institutions intended to move into social media, though a majority of cultural institutions were still using their websites for most communications and were not using social software tools at all.

Sarebbe interessante proporre un veloce questionario alle istituzioni culturali italiane, relativo alle strategie digitali, per avere un’istantanea dell’adozione di nuovi strumenti e nuove strategie.

Democracy

IMG_8806

Avevo già presentato in un post di qualche tempo fa l’exhibition Democracy, creata da Jim Richardson, che mescolava installazione offline con dinamiche digitali.

Ora vi segnalo il video in cui Jim spiega e mostra il progetto: non solo, sul website dell’iniziativa potete vedere gli elaboratiuna slideshow di Flickr.


C’è anche la possibilità di comprare un volume dedicato all’iniziativa.

Articoli precedenti »