Una delle uniche ricerche sul rapporto tra YouTube e musei, svoltasi nel gennaio 2008, analizza le esperienze di cinque musei.

Guardando la tabella si vede come l’Exploratorium non presenta interviste video agli artisti, mentre il San Jose Museum of Art ne ha realizzate ben 28: è una dimostrazione di come la strategia di pubblicazione di videoclip segua la mission dell’istituzione.
Così risulta ovvio che un museo d’arte ospiterà più interviste agli artisti rispetto ad un museo scientifico, che invece privilegerà una tipologia più dimostrativa (infatti l’Exploratorium presenta ben 25 videoclip nella categoria “demonstration”).
Un altro chiaro esempio è quello dell’ Indianapolis Museum of Art (IMA) che vuole cambiare l’immagine del museo:
At the IMA, one of the main goals for the YouTube initiative was to change the reputation of the institution and reach out to the community, so several of their videos are employee profiles which help expose audiences to the diverse human side of the institution.
L’IMA ha quindi prodotto diversi videoclip riguardanti lo staff museale (26) con l’obiettivo di dare un’immagine più umana del museo: ha inoltre diffuso anche una grande quantità di clip con materiale promozionale riguardante esibizioni, eventi, programmi (38).
Infine, una curiosità.
Tra i vantaggi dell’utilizzo di YouTube, c’è quello di raggiungere un nuovo pubblico: non sono in molti a cercare direttamente un museo su YouTube, tuttavia il pubblico viene a contatto con l’attività del museo cercando “altro” materiale.
E’ quanto accaduto all’ Indianapolis Museum of Art:
For the IMA, one of their most successful series featured calligraphy artist Hirokazu Kosaka. Based on the comments (incidentally, their most commented-upon videos), the people watching this were not searching for “museum” content; they were searching for “calligraphy” content
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