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sgt_pepper

Peter Blake è considerato il padre della British Pop Art, ed è l’autore di una delle più grandi copertine della storia del rock: quella di Sgt. Pepper dei fab four.

TATE ha messo in vendita, presso il suo shop, un bel libro illustrato dal titolo Peter Blake’s ABC con alcune opere della sua carriera.

Guardate il video di presentazione:

Tra le sue ultime opere “musicali” c’è la copertina del best degli Oasis “Stop the clocks”

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artbabble

Oggi invece della solita pausa caffè (o sigaretta) dedicate magari 10 minuti alla piacevole scoperta di ArtBabble.

Il sito presenta innumerevoli video artistici ed è davvero molto curato. Il progetto si presenta così:

ArtBabble was conceived, initiated, designed, built, sculpted, programmed, shot, edited, painted and launched by a cross-departmental collection of individuals at the Indianapolis Museum of Art (IMA). It is intended to showcase video art content in high quality format from a variety of sources and perspectives.

I video, di ottima qualità, sono presentati in piena ottica 2.0, favorendo un’immediata condivisione: inoltre mentre il video scorre c’è sempre a fianco una sorta di sommario interattivo, che offre screenshot di approfondimento.

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I contributors del progetto sono molti e di prestigio (dal MoMA allo Smithsonian), e potete trovare lista e presentazione qui.

Fatemi sapere i video che trovate più interessanti.

Buona visione!

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Il Titanic sta arrivando…

SMM > Titanic: The Artifact Exhibition

SMM > Titanic: The Artifact Exhibition

Il Science Museum of Minnesota è uno dei musei più attivi online: un vero e proprio esempio di utilizzo dei nuovi media in ambito culturale. Ci vorrebbe un blog quasi solo per analizzare le sue attività online, e infatti ci tornerò con diversi interventi.

Intanto vi segnalo il breve trailer con cui lo staff del museo ha lanciato la  mostra Titanic: The Artifact Exhibition.

Il video, ovviamente old style e ben curato, non è l’unico: c’è pure un making of dei “manovali” del museo intenti alla realizzazione concreta della mostra.

Tornerò presto a parlare di questo fantastico museo e di come rappresenta un esempio anche per la didattica online.

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Quale video per il museo?

Una delle uniche ricerche sul rapporto tra YouTube e musei, svoltasi nel gennaio 2008, analizza le esperienze di cinque musei.

Tabella_youtube

Guardando la tabella si vede come l’Exploratorium non presenta interviste video agli artisti, mentre il San Jose Museum of Art ne ha realizzate ben 28: è una dimostrazione di come la strategia di pubblicazione di videoclip segua la mission dell’istituzione.

Così risulta ovvio che un museo d’arte ospiterà più interviste agli artisti rispetto ad un museo scientifico, che invece privilegerà una tipologia più dimostrativa (infatti l’Exploratorium presenta ben 25 videoclip nella categoria “demonstration”).

Un altro chiaro esempio è quello dell’ Indianapolis Museum of Art (IMA) che vuole cambiare l’immagine del museo:

At the IMA, one of the main goals for the YouTube initiative was to change the reputation of the institution and reach out to the community, so several of their videos are employee profiles which help expose audiences to the diverse human side of the institution.

L’IMA ha quindi prodotto diversi videoclip riguardanti lo staff museale (26) con l’obiettivo di dare un’immagine più umana del museo: ha inoltre diffuso anche una grande quantità di clip con materiale promozionale riguardante esibizioni, eventi, programmi (38).

Infine, una curiosità.

Tra i vantaggi dell’utilizzo di YouTube, c’è quello di raggiungere un nuovo pubblico: non sono in molti a cercare direttamente un museo su YouTube, tuttavia il pubblico viene a contatto con l’attività del museo cercando “altro” materiale.

E’ quanto accaduto all’ Indianapolis Museum of Art:

For the IMA, one of their most successful series featured calligraphy artist Hirokazu Kosaka. Based on the comments (incidentally, their most commented-upon videos), the people watching this were not searching for “museum” content; they were searching for “calligraphy” content

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Smithsonian e l'attività Web 2.0

Smithsonian e l'attività Web 2.0

Nato nel 1846 negli Stati Uniti, Smithsonian Institution è un istituto di ricerca tra i più grandi al mondo: 19 musei, 9 centri di ricerca e uno zoo. All’interno di questi edifici può vantare milioni di manufatti storici e pezzi d’arte a cui si aggiungono 1,5 milioni di libri.

L’importanza del contatto con l’utenza ha spinto lo Smithsonian ha investire negli strumenti e nelle piattaforme web 2.0.

Un esempio è questo video, creato da due utenti (e fan del museo), che chiedono le idee relativamente all’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito museale: Voice your vision!

Il museo chiede al pubblico di inviare la propria video-idea su come il Web 2.0 può migliorare la diffusione della cultura. Per seguire gli aggiornamenti sul tema vi consiglio di visitare il blog e il canale youtube.

C’è già qualcuno che si lancia con applicazioni “naturalistiche” dell’I-Phone.

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Il museo su YouTube

Come già accennato in un altro post la piattaforma di videosharing YouTube è uno strumento prezioso per la diffusione di diverse tipologie di contenuti del museo.

Più precisamente si può dare voce (e volto) allo staff: ad esempio al responsabile di una collezione che introduce i futuri eventi, oppure all’ispettore archeologo che promuove il museo in uno spot dove racconta e spiega le meraviglie presenti in museo.

Un esempio è il canale YouTube del Mart di Trento e Rovereto: in particolare la sezione dietro le quinte”:

Per vedere e capire come nascono le mostre: artisti, curatori e staff tecnici al lavoro al Mart.

Ma gli utilizzi possono essere davvero molti:

  • produrre clip video di interviste fatte ai visitatori uscenti da una mostra
  • promuovere l’attività didattica producendo clip video delle lezioni, o della “costruzione” di manufatti che dovranno svolgere le classi di ragazzi una volta giunti in museo
  • produrre clip video relative agli incontri che si svolgono in museo, con esperti, studiosi, divulgatori
  • organizzare concorsi con gli utenti: questi potrebbero essere incoraggiati ad inviare clip video girati in museo, premiando quelli che valorizzano al meglio una particolare mostra. Al contrario, potrebbe essere il museo stesso a proporre clip agli utenti e sono questi che devono votare i filmati più interessanti
  • infine, dal momento che il museo non si relaziona solo con gli utenti ma anche con i media (giornali, riviste, tv, radio) sarebbe utile tenere un canale YouTube dove raccogliere le conferenze stampa e le presentazioni

Controindicazioni?

E’ da tenere ben presente un fattore: in YouTube (ma più generalmente in tutto l’ambiente Web 2.0) non vince chi paga di più, non funziona come con gli spot televisivi.

Un messaggio è vincente e quindi verrà sempre più diffuso (dagli utenti stessi) se è interessante, curioso, divertente e stimolante. Il museo, quindi, prima di pubblicare video/interviste, spot, meeting, deve realizzarli/montarli in modo che siano adatti alla fruizione online: rapidi, veloci, interessanti, frizzanti.

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Video museali da brivido!

[...] internet diventa quindi sempre più “videocentrica” come scrive uno studio di Cisco dove si legge che se nel 2005 i video sul web rappresentavano il 5% del traffico di dati, nel 2008 la percentuale è salita al 30%. E nel 2012 rappresenterà metà del traffico Internet.

La citazione è presa da un articolo presente all’interno dell’ultimo “Affari&Finanza” di Repubblica: il fatto che i video ormai hanno invaso la Rete e sono facilmente “postabili” all’interno delle diverse piattaforme sociali, ha incuriosito molti musei, sopratutto nord americani.

Uno splendido esempio è Exploratorium, museo di scienze in senso ampio, di San Francisco, e più precisamente il suo canale YouTube. Guardate i video degli scienziati in Antartide!


Il museo spiega così l’iniziativa:

For the International Polar Year, we gave polar scientists cameras and blogs and asked them to document their field work in real time. Follow along on their adventures and see what it’s like to be a research scientist in the Arctic or Antarctica.

Inoltre il museo ha lanciato, ancora in versione Beta, una propria Edu Tv: e studiare la scienza diventa un piacere!

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