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Posts Tagged ‘nina simon’

Nina Simon di Museum 2.0 qualche giorno fa ha tenuto una presentazione in uno dei musei europei più attivi dal punto di vista della comunicazione digitale: il Museo Picasso di Barcellona.

Nina Simon ha pubblicato mesi fa uno splendido libro “The Participatory Museum“. L’incontro al Museo Picasso è stato un evento per riproporre i concetti espressi nel libro ed evidenziati nella presentazione qui sotto.

Inoltre, sul blog del museo trovate anche una ricca intervista fatta dallo staff qualche giorno prima della presentazione: “e-interview with Nina Simon by Museu Picasso“.
Da non perdere!

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E’ il titolo di un’efficace presentazione di Nina Simon, che indaga gli scenari futuri (but the future is now) circa il rapporto tra museo e visitatori: partendo da un assunto che mi vede pienamente d’accordo.

Three Technologies for Museum Visitors by Nina Simon

L’analisi “What’s good for visitors?” è strutturata approfondendo tre elementi.

Three Technologies for Museum Visitors by Nina Simon

Un tema che mi interessa particolarmente è quello relativo alla condivisione di contenuti. Leggete, ad esempio, una mia veloce riflessione fatta nel post Ma dove sono le belle immagini. In queste slide Nina solleva il problema, diffuso, delle restrizioni (su foto e riprese video) imposte ai visitatori, ospitando il pensiero di una viaggiatrice.

Three Technologies for Museum Visitors by Nina Simon

Ecco la presentazione completa.

Non dimenticate di guardare anche tutte le altre realizzate dall’autrice: sempre preziossissime e ricche di molte case history.

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Se siete appassionati di nuovi media in ambito museale di certo conoscerete già Nina Simon ed il suo blog Museum 2.0: ho citato più volte i suoi post (vedi ad esempio Partecipazione: diversi musei, diversi approcci), perché offrono spesso spunti di discussione estremamente interessanti.

Bene, da qualche giorno è disponibile per l’acquisto il suo ultimo volume: The Participatory Museum.

The Participatory Museum by Nina Simon

Ecco come presenta il progetto l’autrice:

Why did I write this book? Over the past four years, there’s been lots of discussion about the “why” of visitor participation, but in my opinion, we’ve been lacking a good resource on the “how.” The Participatory Museum is an attempt at providing such a resource. I hope it opens up a broader conversation about the nuts and bolts of successful participatory projects.

Per l’abstract e tutta una serie di info sul volume vi consiglio di visitare il website dedicato.

Il libro in versione paperback (388 pagine) costa 25 dollari, mentre la versione digitale 18. Assolutamente da non perdere!

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Ci tengo a segnalarvi uno splendido post di Nina Simon apparso qualche giorno fa sul suo blog, relativo ai diversi approcci al pubblico di differenti tipologie museali.

How different types of museums approach participation

Nina Simon > How different types of museums approach partecipation

Nina presenta diversi esempi e ed elenca opportunità e sfide per le diverse realtà museali prese in esame, che vengono analizzate nel dettaglio.

Assolutamente da leggere, come spesso accade con i suoi approfondimenti.

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E’ il titolo di un talk tenuto da Nina Simon ad alcune istituzioni culturali di Sydney.

Qui il link al live girato all’interno del Powerhouse Museum e di seguito le slide di Nina.

View more documents from Nina Simon.

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tate

In un recente post sul blog museum2.0, Nina Simon si è fatta questa precisa domanda:

Why Are So Many Participatory Experiences Focused on Teens?

A quanto pare Nina collabora sempre di più a progetti museali che vedono come audience di riferimento il pubblico dei teens. Secondo il suo punto di vista le seguenti motivazioni sono alla base di questa sovrapproduzione di contenuti “per giovani”:

Most participatory experimentation in museums starts in educational departments, and many educators primarily engage (and are funded to work with) students. Teens are a known (and somewhat controllable) entity.

Teens are developmentally focused on social identity-building and may feel more compelled to share their voices and express themselves than others than other visitors.

Teens are perceived as more interested in technology-mediated experiences and more familiar with social technologies in particular than their adult counterparts.

Teens are perceived as an audience that is particularly disaffected and hard to reach, and institutions are continually seeking new techniques that might connect them to core content experiences.

Tuttavia Nina è convinta che le istituzioni culturali dovrebbero investire maggiormente verso un audience più vasto.

While teens are heavy social media users, they may not be the right audience for content-focused social experiences.

If your activity is compelling because it involves gimmicky new technology, it’s not a good activity

Teens are already frequently engaged as active participants in museums, and while they are a good starting point, focusing on them may have less significant institutional returns than expanding to other audiences.

Teens are not the only people with stories to tell.

Credo però ci sia da fare una precisazione: mi sembra che la visione di Nina Simon sia focalizzata sull’universo museale statunitense, così diverso per molti aspetti da quello Italiano, soprattutto dal punto di vista degli eventi e del marketing.

Non sono certo un esperto e mi piacerebbe sapere l’opinione di  qualche professionista museale su quest’articolo.

Nina Simon fa riferimento anche ad una questione senz’altro vera e sulla quale vale la pena indagare: da un lato la difficoltà di rendere “attraenti” molti musei per i più giovani, dall’altro la consapevolezza che questi giovani sono i cosiddetti “nativi digitali”, nati praticamente insieme alla Rete e “naturalmente” pratici con gli strumenti che essa offre.

Quindi, quali sono le vie migliori per coniugare l’esigenza del primo punto con la realtà del secondo?

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Nina Simon > tipologia blog museali

Nina Simon > tipologia blog museali

Nina Simon ha analizzato quali tipologie di blog museali esistono trovando un po’ di esempi qua e là: eccovi quelle che secondo me sono le dritte più interessanti.

Institutional info blog: questa tipologia di blog distribuisce informazioni e news sull’attività museale, ma è poco più di una semplice ripetizione del calendario eventi e del materiale che si trova anche altrove (all’interno del website istituzionale, per esempio). Secondo Simon un ottimo esempio di questa tipologia è Eye Level, il blog ufficiale del Smithsonian American Art Museum

Aggregated content blog: questa tipologia distribuisce notizie sul contenuto del museo e può servire a “dar vita” online alle collezioni. Solitamente ci sono brevi post che rimandano ad altri contenuti per un maggiore approfondimento. Un esempio è il blog del Food Museum

Community content blog: questa tipologia distribuisce informazioni relative al contenuto del museo “aprendosi” però ad un’attività partecipe da parte dell’utenza. Un esempio di questa tipologia è offerto da Science Buzz, il blog della comunità online del Science Museum of Minnesota

Specialized content blog: molto simile alla tipologia “aggregated content blog” ma con la differenza di occuparsi dei contenuti di una specifica esibizione del museo, oppure di una parte secondaria rispetto al nucleo chiave delle collezioni. Un esempio è il blog Voice on Genocide del United States Holocaust Memorial Museum, oppure The Great Tate Mod Blog, della Tate Modern

The Great Tate Mod Blog

The Great Tate Mod Blog

Personal voice blog: questa tipologia, in crescita ma comunque ancora abbastanza rara, si caratterizza dal fatto che la voce del blog è una sola persona (il direttore o il curatore, ad esempio) o comunque un gruppo ristretto dello staff. E’ una tipologia un po’ azzardata dal momento che la visione dell’istituzione è soggettiva, ma allo stesso tempo anche attraente. Un esempio è il “director’s blog” del Walters Art Museum   oppure il Curator’s blog del Manchester Museum.

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