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Con colpevole ritardo segnalo con piacere il progetto MuseoTorino (Pagina Facebook > www.facebook.com/MuseoTorino150)  inaugurato il 17 marzo scorso.
Vero e proprio museo della città visitabile attraverso una mappa multimediale, ricco di schede e di un corposo lavoro di documentazione, MuseoTorino rappresenta davvero qualcosa di innovativo e molto interessante, soprattutto per gli aspetti legati alla sua progettazione tecnica.

MuseoTorino è un museo diffuso, costituito dall’insieme di beni, luoghi, edifici, spazi, siti, elementi del paesaggio, naturale o antropizzato, che costituiscono la città, interpretati e comunicati come sistema unitario attraverso un insieme di strumenti – centri di interpretazione, siti web, materiali a stampa, percorsi, mappe, segnali indicatori ecc. – in grado di assicurarne l’identificabilità, l’accessibilità, l’intelligibilità.

La visita può avvenire in più modi:

  • percorrendo liberamente la città presente attraverso una mappa e trovando in corrispondenza dei luoghi contrassegnati un breve cartellino identificativo corredato da un’immagine che rinvia, volendo, a una più ampia scheda contenuta nel Catalogo.
  • seguendo uno dei percorsi tematici proposti dal museo, il cui numero crescerà nel tempo anche sulla base delle proposte e indicazioni dei visitatori e con il loro contributo.
  • accedendo direttamente al Catalogo del Museo, dove una funzione di ricerca testuale consente di cercare le informazioni desiderate anche sulla base di filtri e criteri di raggruppamento specifici (luoghi, eventi, temi, soggetti, , immagini, itinerari, oggetti, testi)
  • visitando la Mostra storica permanente “Torino: storia di una città”, organizzata per sezioni e sale tematiche che, attraverso un insieme predefinito e selezionato di schede e la possibilità di accedere alle informazioni correlate, illustra i luoghi, gli eventi, i personaggi e i temi fondamentali della storia della Città.

Sul sito è possibile consultare una grande mole di volumi digitalizzati, sfogliandoli online (con player molto simile a ISSUU) oppure scaricare direttamene i file pdf.

Tornando agli aspetti tecnici della realizzazione del progetto ringrazio Gian Luca Farina Perseu, amministratore di 21Style che ha curato l’implementazione della piattaforma, per la mole di informazioni che ha messo a disposizione (Qui, trovate un bell’articolo relativo alla progettazione).
Di seguito quindi, per la gioia degli smanettoni che ci sono fra voi, ecco un po’ di materiale veramente molto utile!

[blip.tv http://blip.tv/play/AYKvmlEC%5D

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Nuova esclusiva “intervista 2.0” di Fucktorymuseum 2.0: dopo Mart, Genova Città Digitale, Museoscienza di Milano e Fondazione Musei Civici di Venezia, è la volta del MAXXI di Roma.

Il Presidente della Fondazione MAXXI, Pio Baldi, ci racconta l’approccio al mondo web e come sta andando l’attività nei canali social. Un contributo molto interessante che svela anche preziose indicazioni sulle attività digitali future della Fondazione.

Un grazie enorme per la disponibiltà al presidente Pio Baldi e a Prisca Cupellini.

MAXXI Community

C’è stata una pianificazione per lo “sbarco” del MAXXI sul Web? Avete analizzato qualche best practice per impostare le linee guida della comunicazione online?

La pianificazione della presenza e delle attività sul web del MAXXI è iniziata ben prima della sua apertura al pubblico. Inizialmente con una sezione di approfondimento all’interno del sito della direzione generale del MiBAC di cui era parte; successivamente, dal 2007, con un suo sito web che aveva l’obiettivo non solo di informare sulle attività in corso ma anche di monitorare e raccontare il cantiere e di creare un primo contatto, virtuale ma diretto, con il nostro pubblico online. I tre anni che ancora ci separavano dall’inaugurazione sono stati, non solo dal punto di vista della comunicazione web, un importante banco di prova e sperimentazione che ci ha visto attivi anche su Flickr e You Tube. Abbiamo poi voluto far coincidere l’apertura al pubblico del MAXXI con un completo restyling del sito e con l’inizio delle nostre attività su Facebook e Twitter.
Sicuramente ci sono esempi interessanti nell’utilizzo della comunicazione online sia in Italia (non possiamo non citare l’importante lavoro portato avanti dal MiBAC in questo ultimo anno) ma soprattutto all’estero (Brooklyn Museum, MoMA, Tate Gallery).
E poi blogger e voci autorevoli nel dibattito internazionale sulle nuove tecnologie della comunicazione, come Jim Richardson, Derrick de Kerckhove, e, ancora, gli appuntamenti annuali con conferenze internazionali su patrimonio culturale e web (Museums and the Web, Museum Next, ecc.)
Essere informati su ciò che accade è di fondamentale importanza ma l’informazione è il punto di partenza da cui prendere slancio e mettere in moto la nostra creatività.

Chi si occupa delle attività digitali del museo? C’è uno staff dedicato?

Si, certo, è stato creato un team preposto alle attività digitali all’interno dell’Ufficio Comunicazione.

twitter.com/MUSEO_MAXXI

Il museo ha una sua pagina Facebook, un profilo su Twitter, Youtube e Flickr: ci descrivete come si organizza l’attività di aggiornamento di questi profili? Ci sono riunioni per capire che “tono di voce” tenere sui vari profili oppure come rispondere ad eventuali critiche postate dagli utenti?

La scelta dei social network su cui avere una presenza “ufficiale” non è stata casuale né si tratta di “presenzialismo”. Sono state scelte delle piattaforme i cui differenti linguaggi ci permettono di dare tagli diversi ai nostri contenuti e alle attività proposte e soprattutto ci permettono di comunicare con pubblici diversi. Un calendario editoriale costantemente aggiornato ci permette di pianificare la comunicazione delle nostre attività. L’interazione con la nostra community è senz’altro la parte più interessante e stimolante: ci confrontiamo ogni giorno con commenti, opinioni, domande. Necessario essere quindi flessibili per essere pronti a cogliere spunti di dibattito, novità, suggerimenti, critiche. La nostra attività web è quindi giornaliera e il “tono di voce” utilizzato è senza dubbio più confidenziale e meno istituzionale rispetto a quello di altri canali ufficiali di comunicazione. Proprio per questo chi ci segue si sente libero di condividere idee, interessi, esperienze, opinioni.

Avete in programma di aprire anche un blog del museo?

Abbiamo riflettuto molto sull’opportunità dell’apertura di un blog e stiamo valutando la strategia editoriale migliore perché il progetto possa partire. Siamo sicuri, infatti, che un pubblico dinamico e curioso come quello del MAXXI porterebbe ad un confronto molto interessante.

Avete realizzato progetti che intrecciano attività online ed offline?

Abbiamo realizzato uno speed-contest che ha unito l’online con l’offline e i risultati sono stati davvero incoraggianti. Il nostro “vero” programma di attività e iniziative dedicate alla community del MAXXI avrà però inizio al partire da questo autunno.

Come risponde il pubblico alle vostre iniziative digitali? I social media vi stanno aiutando a migliorare la comunicazione con il pubblico?

Il pubblico del MAXXI è estremamente attivo e ricettivo. Avere un rapporto diretto e quotidiano con un numero sempre maggiore di persone ci permette di avere un feedback immediato sulle nostre proposte culturali e non solo. Ciò che vogliamo stimolare è infatti un confronto più ampio sul mondo della creatività contemporanea.

Il MAXXI su Facebook

Lo Smithsonian Istitution sta provando a lanciare Smithsonian Commons per facilitare la condivisione dei contenuti (video, foto, ebook, applicazioni, ecc.) con gli utenti. Voi avete intenzione di utilizzare il web esclusivamente come strumento di marketing (contest, promo a tempo, ecc.) oppure c’è in ballo qualcosa che va “oltre”, tipo progetti “didattici” che sfruttano le potenzialità della Rete?
Inoltre, un argomento di strettissima attualità è rappresentato dalle potenzialità del mobile: avete progetti circa il mobile “ interno” (audio guide, iPod, ecc.) o “esterno” (sito mobile, applicazioni per smartphone)?

Il pubblico dei musei è cambiato, sono cambiate le sue esigenze e di conseguenza è cambiato il modo di comunicare con esso. Obiettivo del MAXXI è utilizzare le nuove tecnologie per rendere l’arte e l’architettura sempre più accessibili e istaurare un rapporto sempre più diretto e interattivo con gli utenti, in modo semplice, veloce, efficace. Le nuove tecnologie danno, ad esempio, la possibilità di ampliare le modalità di visita e le informazioni da offrire al pubblico, sia dal punto di vista della quantità che della qualità. Inoltre, le applicazioni per smartphone hanno ormai una grande facilità di utilizzo e la nostra attenzione è rivolta anche a queste. Il sito mobile del museo, ad esempio, è già in corso di realizzazione e sarà accessibile a breve.

Per quanto riguarda l’attività digitale, quali sono i progetti per il futuro?

Molti i progetti in corso. Siamo interessati alle potenzialità offerte dai social network che utilizzano la geolocalizzazione. E poi alle applicazioni per smartphone e per iPAD che accompagnino i visitatori alla scoperta del MAXXI, delle sue collezioni e non solo. Ad esempio l’utilizzo del QRcode e di specifiche applicazioni permetterebbe ai visitatori di scegliere e personalizzare il proprio percorso nel museo e, al tempo stesso, di avere una guida multimediale che gli permetta di interagire con le opere e scoprirne i dettagli.
Stiamo lavorando, inoltre, per mettere a disposizione degli utenti il patrimonio audio e video del museo, raccolto in 10 anni di incontri, con artisti e architetti, curatori e critici, conferenze e convegni anche di respiro internazionale, tramite l’utilizzo di applicazioni per organizzare e riprodurre le nostre raccolte digitali. Presto tutto ciò sarà su iTunesU.

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Museums and the Web: An International Conference Toronto, Ontario, Canada, April 22-25, 1998

Continua l’approfondimento sulle tappe che hanno segnato l’evoluzione in Rete di musei e istituzioni culturali: per leggere gli altri 4 appuntamenti cliccate sulla categoria “Evoluzione Storica”.

1998 Gli interventi riguardanti l’interazione web museo/fruitore iniziano ad essere sempre più numerosi e nell’edizione “Museums and the Web” del 1998 viene presentato un interessante paper dal titolo

Using the Web to Change the Relation Between a Museum and its Users (Science Museum, London)

il progetto STEM incoraggiava studenti e insegnanti a produrre progetti e risorse riguardanti il museo rendendoli in seguito accessibili via web.

Un tentativo di creare una relazione di lungo termine con i fruitori e un’anticipazione di quello che ora si chiama User Generated Content (UGC). Il progetto, finanziato da Toshiba, metteva in palio anche un premio per il miglior contributo prodotto con la volontà di diventare, dopo un periodo di prova, un creatore di contenuti formativi di qualità.

Restando in Europa, sempre nel 1998, è necessario citare un ottimo progetto sviluppato in Portogallo e descritto nel paper Using the Web to Give Life to Museum.

The new multimedia and interactive technologies represent new ways museums can improve the communication with the public, to attract remote (virtual) visitors, complement a real visit, and explore new potentials – some only possible due to recent information technology.

A common strategy is under development and implementation in North Portugal: several museums are joining efforts to share the costs of a move towards the new technologies, through a Science & Technology project Geira, whose aims include the use of new technologies to promote the national cultural heritage.

Viene presentato, come esempio, il Museu Nogueira da Silva:

The site structure follows a conventional approach – the museum background, school oriented activities, the collections, guided tours and the art gallery – but it also includes some innovation in the way the site is built, both at the presentation level and at the contents.(…) The MNS site interface was designed for three adult user profiles – the “occasional”, the “intentional” and the “expert” user – and a “kid” profile.

Da questa breve descrizione dell’architettura del website si intuisce come le realtà museali iniziassero già negli anni 90 ad analizzare quali target navigassero all’interno del sito constatando come diversi fruitori avessero diverse necessità: un contenuto non poteva essere presentato nel medesimo modo sia all’esperto che al semplice curioso.

In particolar modo, per il profilo “kid”, l’esperienza della visita museale reale chiamata Look, listen and feel a museum che riguardava un po’ tutta l’attività didattica, ha in seguito avuto una “coda” in Internet davvero interessante.

Trovate qui i dettagli del progetto.

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Continua la ricerca sull’evoluzione delle attività online di musei e istituzioni culturali. Trovate gli appuntamenti precedenti cliccando sulla categoria “Evoluzione Storica”.

Museums and the Web: An International Conference Los Angeles, CA, March 16 - 19, 1997

1997 Dal 16 al 19 marzo prende il via a Los Angeles la conferenza “Museums and the web” (MW 97), creata da Archives & Museum Informatics che già organizzava fin dal 1991 l’ International Conference on Hypermedia and Interactivity in Museums (ICHIM), nata dalla constatazione che nel giro di tre anni moltissimi musei erano sbarcati in Internet, aveva come obiettivo quello di fare interagire tra loro le realtà culturali presentando ognuno la propria esperienza.

We believe museums have much to learn from each other and from developers who have been using the Web for other applications. To provide an opportunity for information exchange, Archives & Museum Informatics hosted an international conference devoted exclusively to Museums and the Web. WebMasters, educators, exhibits staff, curators and managers from museums, science centers, archives and special collections libraries attended. Because these institutions hold the vast majority of the cultural resources of our society and have proven track records in its interpretation, publishers, software developers and service providers came to the meeting to explore the potential museums offer as a source of content and the challenge they present to providers of Web-based multimedia. (MW 97)

Papers, Workshop, dimostrazioni sono pubblicati in Rete e messi a disposizione di tutti.

In questa prima edizione ci sono 50 interventi da parte di addetti ai lavori provenienti da 11 paesi diversi e circa 400 partecipanti. I papers riguardano non solo musei ma anche gallerie e altri tipi di organizzazioni culturali.

Uno sguardo ad alcuni workshop presenti ci permette di vedere a quali livelli di sviluppo fosse nel 1997 l’intesa tra istituto culturale e web:

  • Building a Web Site (Jonathan Bowen, University of Reading, UK)
  • The Anatomy of a Web Raising: Building Communities in the Digital Frontier (David Jensen, Getty Information Institute, USA)
  • Making Money on the Web: Museums and Electronic Commerce (Richard Rinehart, University of California, Berkeley, USA)
  • Copyright and Licensing: Protecting and Exploiting Museum Property (Jeremy Rees and Christine Steiner International Visual Arts Information Network, UK and J. Paul Getty Trust, USA)
  • Making Your Site Interactive: Video – Conferencing and Other Visitor/Artist Interaction Over the Web (Susan Hazan, Israel Museum, Israel)

Il primo workshop spiega come costruire un sito Web (cosa che forse nel 1997 era ancora fatta all’interno delle realtà culturali stesse, almeno per quanto riguardava realtà piccole),  mentre negli altri quattro workshop citati si fa un passo avanti parlando già di costruire comunità digitali

What is a digital community? What is its cultural potential? For more than a year, the Getty Information Institute has been exploring questions likethese in a project called Los Angeles Culture Net (David Jensen)

del commercio elettronico e delle strategie di marketing come opportunità di guadagno dei musei, le problematiche relative al copyright di testi ed immagini nel web, lo sviluppo di una maggiore interazione con artisti e visitatori.

Proprio lo sviluppo dell’interazione tra gli utenti, unito all’idea di comunità online, trovano una definizione precisa nelle parole di Suzan Hazan di Israel Museum:

Alla prossima..

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Secondo step del mio tentativo di dare una timeline all’evoluzione sul web delle istituzioni culturali.

Aprile 1991 John Chadwick inizia a lavorare alla lista di discussione Museum-L (tutt’ora teatro di innumerevoli scambi informativi tra professionisti museali) presso la University of New Mexico.

1993-1994 Sono gli anni in cui concretamente molti musei collocano in Internet le proprie collezioni o informazioni e questo avviene, soprattutto in USA, attraverso strette collaborazioni con le università. In un post del maggio 1994, Robert Guralnick (Museum of Paleontology, University of California) descrive in modo chiaro il funzionamento dei primi server e il concetto di ipertesto:

08-11-2009 15.04

Tra le prime realtà culturali a sperimentare la Rete si contano: Smithsonian’s National Museum of Natural History, Museum of Paleontology at Berkeley (University of California), Field Museum of Natural History (Chicago), Exploratorium (San Francisco), Art Museum (Trobe University di Melbourne ), Louvre (Francia), Astronomical Museum (Bologna), Library of Congress Vatican Exhibit, The Natural History Museum (London).

Ecco i primi website museali del Regno Unito (fonte Archimuse).

 

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Timeline website museali in UK

 

 

Alla prossima…

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MUSEUMS_AND_THE_WEB

Museums and the Web 2010

Fornire un’evoluzione temporale della comunicazione web da parte delle istituzioni culturali è materia complessa: sui siti web attuali di musei o altre istituzioni non vi è traccia della loro storia evolutiva su Internet, e soprattutto non sembrano esistere copie delle prime homepage pubblicate.

Tuttavia ci sono due risorse interessanti a disposizione: la lista di discussione sui musei dell’ICOM e l’evoluzione negli anni della conferenza “Museums and the web”.

museums_list

MUSEUM-L@HOME.EASE.LSOFT.COM

La prima risorsa riguarda i contatti, le discussioni, i confronti tra operatori culturali e fornisce una mole di dati davvero impressionante, impossibile da consultare interamente: sono conservati tutti i post dal gennaio 1994 ad oggi! Molti link a website e risorse non funzionano ma leggere i vari messaggi rende l’idea di come è evoluto Internet e conseguentemente l’utilizzo di questo da parte delle istituzioni culturali. Purtroppo, dal momento che ci sono semplici post e pochi link funzionanti, ci aiuta poco a capire su come concretamente le singole realtà culturali sviluppavano l’approccio al web.

La seconda risorsa che abbiamo a disposizione è rappresentata dai paper che a partire dal 1997 vengono presentati alla conferenza Museums and the Web, organizzata da Archives and Museums Informatic: è un congresso con cadenza annuale, nel quale, grazie ai lavori provenienti da tutto il mondo, si fa il punto sul rapporto tra istituzioni culturali e Internet. Ci sono workshop, dimostrazioni, papers: il materiale è interamente consultabile online.

La lista di discussione dell’ICOM offre una maggiore quantità di dati a partire dal 1994 ma i papers di “Museums and the web”, pur partendo dal 1997 offrono indicazioni più specifiche sulle singole realtà.

All’interno della sidebar a destra ho aggiunto una categoria apposita (Storia evolutiva), nella quale farò rientrare i post che settimanalmente dedicherò all’argomento: questi sono presi direttamente dal mio ebook (download free), dove c’è un capitolo appositamente dedicato all’evoluzione del rapporto tra museo e web.

Alla prossima puntata!

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ARTBASE

Grazie alla segnalazione di Matteo ho scoperto questa sorta di database relativo alla New Media Art.

Creato nel 1999 ospita più 2500 “creazioni”, come software, browsers, games e websites indicizzati secondo un “Rhizome‘s Vocabulray”.

Il progetto Rhizome, di cui ArtBase fa parte, è nato nel lontano 1996 da una piccola comunità di sperimentatori di forme d’arte digitali.

Oggi, divenuto un vero e proprio laboratorio globale nonché un’organizzazione leader della New Media Art , ha sede all’interno del New Museum di  New York.

Rhizome is dedicated to the creation, presentation, preservation, and critique of emerging artistic practices that engage technology. Through open platforms for exchange and collaboration, our website serves to encourage and expand the communities around these practices. Our programs, many of which happen online, include commissions, exhibitions, events, discussion, archives and portfolios. […]Our organizational voice draws attention to artists, their work, their perspectives and the complex interrelationships between technology, art and culture.

Il New Museum fondato nel 1977 ed interamente dedicato alla promozione di nuove forme d’arte e nuove idee, si sviluppa oggi all’interno di un inconfondibile edificio inaugurato nel dicembre 2007: 7 piani dove trovano spazio 3 gallerie, un teatro, uno store, una sky room e al 5° piano un educational center diviso in “Resource center” e “Museum as hub”, regno d’interazione e multimedialità.

newmuseum

Un grazie a Linda e Cecilia.

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